Tesori diocesani

Riccio di pastorale

Argentiere toscano

XV (ultimo quarto del secolo)

Argento, argento dorato, smalto

40 x 12,7 x 3,5/6,5

Cattedrale, Tricarico

Il vero bastone dei pastori, in uso fin dalle prime civiltà, ha un'estremità arcuata con cui essi possono spingere gli animali ed eventualmente afferrarli per il collo senza ferirli; all'occorrenza difenderli da aggressori. Tale oggetto venne caricato di simboli fin dalla primissima antichità, infatti lo si trova ad esempio tra gli attributi che reggono in mano in faraoni, assieme al flagello (altro strumento per il governo del bestiame, che è assimilabile al moderno frustino). Presso gli Etruschi e nell'antica Roma in vari culti religiosi era utilizzato un bastone ricurvo in cima: il lituo.

Tale simbolo a Roma fu riutilizzato nel nascente mondo cristiano, basandosi anche su riferimenti evangelici come quello in cui Gesù che si autodefinisce "Buon Pastore". Come simbolo quindi della funzione di cura della fede e della morale sulla porzione di popolo cristiano affidata a un vescovo, il bastone veniva consegnato al momento dell'investitura, nel rito di ordinazione. Oltre al vescovo poteva essere emblema anche di altri prelati, come gli abati e le badesse.

Secondo sant'Ambrogio, il bastone pastorale deve essere al fondo appuntito per spronare i pigri, nel mezzo diritto per condurre i deboli, in alto ricurvo per radunare gli smarriti.

Da punto di vista artistico il bastone cristiano assunse forme più elaborate almeno dal periodo dell'arte ottoniana, quando l'estremità ricurva divenne una spirale ("riccio"), e gradualmente sempre più ornata. A seconda del materiale (legno, osso, avorio o metallo, spesso prezioso) il decoro poteva consistere in intagli, intarsi, incisioni, sbalzi, decori a smalto, inserti di pietre, perle o cristallo, pitture e apposizione di figurette.

Una classe a parte è costituita dai bastoni pastorali a tau, cioè cruciformi, in uso dall'età preromanica e romanica.