Tesori diocesani

Reliquiario a cassetta in argento sbalzato

San Potito Martire

Bottega napoletana

Argento sbalzato, cesellato, inciso, ottone sbalzato, legno scolpito.

50 x 64,5 x 27

XVII, terzoquarto; 1668-1674

Cattedrale, Tricarico

Esposizione temporanea

Le reliquie di S. Potito martire a Tricarico

Risalgono al 22 febbraio 1588 le prime notizie sulle reliquie di S. Potito martire, allorquando il vescovo Giovan Battista Santonio – come si legge negli Atti della Santa Visita condotta in quell’anno nella diocesi di Tricarico – le esaminò assieme ad altre che erano custodite in due cassette di legno rivestite di stagno e di un panno di seta verde, chiuse a doppia chiave e riposte in un armadio a muro della cappella del SS.mo Corpo di Cristo nella cattedrale di Tricarico.

Nell’una erano conservate molte ossa e frammenti di ossa del capo e delle membra di S. Potito, insieme ad una lapidetta di marmo su cui erano incise queste parole: “Reliquia sancti Potiti martiris”, e molti altri piccolissimi frammenti delle stesse ossa avvolti in un panno di cotone e riposti in un vaso antico di terracotta; sempre nella stessa cassetta furono rinvenute altre schegge di ossa e ceneri racchiuse in un panno di lino, ma senza alcuna scritta.

Nell’altra cassetta erano, invece, custodite le reliquie di S. Antonio Abate, segnalate da un’identica lapidetta di marmo su cui era inciso questo testo: “reliquia sancti Antonij abbatis” e, riposte in un antico contenitore rotondo in legno, c’erano le reliquie di S. Giovanni Battista, S. Pietro apostolo, S. Proculo vescovo, S. Andrea, i Santi dodici fratelli, così come scritto su una pergamena ivi riposta.

Al vescovo Santonio, che chiedeva spiegazioni sulla provenienza di tutte quelle reliquie, il canonico Marchisio Vitale di 58 anni testimoniò, a nome di tutti i canonici e presbiteri presenti, ciò che aveva appreso da suo padre Vitale de Vitalibus: quelle reliquie, contenute nelle stesse cassette e di cui fino al 1506 non si aveva notizia, erano state rinvenute nel corso della rimozione dell’antico altare maggiore della chiesa della SS.ma Trinità, che il vescovo dell’epoca [Agostino de Guarino] aveva voluto sostituire con uno più decoroso. La chiesa, sita nell’extra moenia di Tricarico, apparteneva alla Commenda dell’Ordine dei Gerosolimitani, che però non ne avevano cura e che versava perciò in uno stato di grande trascuratezza, pur essendo frequentata con grande devozione dal popolo di Tricarico, soprattutto nei singoli venerdì di marzo e nel giorno della SS.ma Trinità (30 maggio). Rinvenute le reliquie, il vescovo [Agostino de Guarino] si recò processionalmente in quella chiesa insieme al Capitolo e clero della città e alla maggior parte della popolazione, tra cui vi era uno zoppo della famiglia De Balestris, che camminava con le stampelle e con grande difficoltà. Appena questi fu davanti alle reliquie e per intercessione dei santi corrispondenti fu miracolato, tornò a casa senza stampelle e per il resto della vita camminò come se non fosse stato mai zoppo. Il vescovo, quindi, trasportò le reliquie processionalmente in cattedrale, dove le conservò e davanti alle quali venivano guariti gli invasati dal diavolo. Il canonico Vitale concluse la narrazione comunicando al vescovo Santonio che tali reliquie erano già state esaminate nelle precedenti visite pastorali e che vengono esposte alla venerazione solo una volta all’anno e con grande solennità portate in processione attorno alla chiesa cattedrale, le une per la festa di S. Potito, che cade il 13 gennaio, le altre per quella di S. Antonio Abate, il 17 dello stesso mese.

La venerazione per queste reliquie e per i santi Potito e Antonio Abate fu rafforzata in diocesi dal vescovo Pier Luigi Carafa jr, che nel 1668 sostituì le due cassette con altrettante preziosissime urne reliquiarie in argento, che dal Settecento ad oggi vengono custodite in appositi vani dentro l’altare maggiore della cattedrale; egli, inoltre, fece realizzare le grandi effigi dei due santi tra gli stucchi da lui voluti per la volta della cappella del duomo di Tricarico oggi detta del “secretarium”, che ricondurrebbe alla cinquecentesca cappella del SS.mo Corpo di Cristo.

Data la particolare venerazione tributata a S. Potito martire dalla città di Ascoli Satriano (Foggia), che lo vanta come suo protettore, il vescovo di Cerignola e Ascoli Satriano, Mons. Antonio Sena, desiderando arricchire la città di una insigne reliquia del martire, fece domanda al vescovo di Tricarico, Simone Spilotros, il quale il 24 dicembre 1873 concesse una parte di avambraccio, ricavandola dalle reliquie conservate in cattedrale. Collocata in un’apposita teca, questa reliquia è oggi custodita nella cappella a lui dedicata nell’antico duomo di Ascoli Satriano, ove è venerato anche un dito del santo all’interno di un busto reliquiario d’argento che ne raffigura l’effigie (M. Santucci e P. Bonaventura di Camillo, Ofm, S. Potito Martire, Roma [1969], p. 58; L. B. Alberti, Vita di S. Potito, traduzione dal latino di Mons. Antonio Silba, s.l., 2008, p. 31).

La devozione delle reliquie di S. Potito martire a Tricarico è sempre stata connessa alla devozione per questo santo, che è patrono principale della città e della diocesi di Tricarico, come attestano anche gli scritti devozionali del vescovo Pietro Paolo Presicce (Sagra Novena S. Potito Martire, principale padrone della città di Tricarico, che comincia a’ 7 di luglio, data in luce da Mons. F. Pietro Paolo Presicce, agostiniano scalzo, vescovo della stessa città, e per sua divozione verso il medesimo S. Martire, Napoli, dalla Tipografia De Dominicis, 1822.) e del canonico Tommaso Aragiusto (S. Potito Martire, patrono della città e diocesi di Tricarico, per devozione di Tommaso can. Aragiusto, Napoli, R. Tipografia Francesco Giannini & figli, 1928).

L’attenzione è stata quindi particolarmente intensa da parte del vescovo Raffaello Delle Nocche, Servo di Dio, che nel 1950 pubblicò l’Officium Sancti Potiti Martyris e promosse una vasta ricerca su questo santo, collaborandovi personalmente (come attestano alcune sue lettere) ed impegnando il prof. Domenico Mallardo, suo grande amico ed illustre studioso. Questi ne pubblicò i risultati nel saggio, S. Potito, un martire dell’Apulia (Napoli, 1957), ipotizzando come la presenza delle reliquie in una chiesa dei Cavalieri di Malta, qual era stata quella della Trinità a Tricarico, fosse connessa ai legami tra questi cavalieri, le crociate e i Normanni, che nel sec. XII avevano promosso anche a Tricarico il passaggio dal rito greco a quello latino, ricostruito la cattedrale ed elevato la città a sede di un’importante contea. Le ricerche promosse dal vescovo Delle Nocche confermarono il forte legame della Chiesa tricaricese con le prime testimonianze del cristianesimo in terra lucana, ampliarono la conoscenza del santo martire e ne rafforzarono il culto anche in vista dell’erezione della nuova chiesa parrocchiale istituita a Tricarico da questo vescovo e dedicata proprio a S. Potito martire (decreto del 1 sett. 1958).

In occasione della solenne consacrazione della chiesa il 21 marzo 1966, il vescovo Bruno Maria Pelaia, secondo il desiderio del Servo di Dio Raffaello Delle Nocche, donò una reliquia del santo, prelevata – secondo la testimonianza dei più anziani sacerdoti di Tricarico – da quelle custodite in cattedrale, che fu inserita nell’altare maggiore ed un’altra che fu esposta alla venerazione dei fedeli in un reliquiario collocato sotto lo stesso altare.

Il 19 giugno 2010, nell’Anno dedicato al Servo di Dio Raffaello Delle Nocche, per la riapertura al culto della stessa chiesa dopo i lavori di restauro e della sostituzione dell’altare maggiore, tali reliquie sono state ricollocate in una nuova e più preziosa urna reliquiaria e, dopo l’apposizione del sigillo da parte del vescovo Vincenzo Carmine Orofino, poste al di sotto dello stesso altare.

Carmela Biscaglia